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Maria Rosaria Perceballi

Tradurre per il Teatro

Tradurre per il Teatro

Tradurre per il teatro conduce al rapporto che esiste fra il testo teatrale e tutte le sue possibili traduzioni, compresa la messa in scena, continua a suscitare l’interesse di critici, autori teatrali e teorici della traduzione. Vengono così a contrapporsi le idee di perdita e di perdita rovesciata.

TRADURRE PER IL TEATRO: L’IDEA DI PERDITA

Nasce nel momento stesso in cui un qualsiasi testo teatrale viene tradotto e/o portato in scena. Infatti, ogni testo teatrale, qualunque esso sia o da qualunque parte del mondo provenga, rappresenta un’opera già perfettamente compiuta in sé, che perciò non abbisogna di essere tradotta e/o portata in scena.

L’IDEA DI BENEDETTO CROCE

In un breve scritto del 1923, il filosofo Benedetto Croce ribadisce la sua idea dell’impossibilità di una perfetta equivalenza fra prototesto (l’originale) e metatesto (la sua traduzione). E naturalmente, fra prototesto e narrazione scenica come forma ultima di metatesto. Il rapporto che ne consegue è di ricercata approssimazione, ma non di perfetta equivalenza.

L’IDEA DI PIRANDELLO

Nel 1908, Luigi Pirandello, in un saggio incluso nella raccolta Arte e Scienza, si rifà apertamente all’estetica di Benedetto Croce aggiungendo all’idea di perdita quella di tradimento. Evidenzia la sostanziale concordanza delle funzioni di illustratori, attori e traduttori in rapporto al testo letterario o teatrale, e la tendenza a disattendere le intenzioni originarie degli autori con le loro illustrazioni, interpretazioni e traduzioni.

LEGITTIMITÀ E NECESSITÀ DELLA TRADUZIONE E TRASPOSIZIONE TEATRALE

In seguito, sia Benedetto Croce sia Luigi Pirandello assumono, rispetto a questi stessi argomenti, posizioni meno rigide riconoscendo di fatto la legittimità e persino la necessità della traduzione e trasposizione teatrale. Le opere teatrali vanno sì salvaguardate nella loro interezza, ma al contempo vanno inscenate a beneficio di tutti, e particolarmente del pubblico.

L’IDEA DI PERDITA ROVESCIATA

Nasce invece quando un testo teatrale non viene tradotto e/o portato in scena.

TRADURRE PER IL TEATRO

È difficile, ma non impossibile, oltretutto necessario. Le opere teatrali vengono pensate e scritte per essere dette, recitate sul palcoscenico, e la loro traduzione può essere assimilata ad un salto mortale doppio, triplo o carpiato. Tradurre per il teatro è un’operazione complessa, che richiede il passaggio da un sistema linguistico ad un altro, senza perdita d’informazione. Il testo scritto viene così agito e vissuto dagli attori e dal pubblico, anche mediante l’utilizzo di un sistema di segni non linguistici. Tradurre per il teatro serve a mettere in contatto, in comunicazione, l’autore assente con il pubblico (reale o virtuale) dei lettori, degli attori e/o registi teatrali, e degli spettatori della lingua altra di destinazione. Contestualmente il traduttore assurge al ruolo di Medium agendo appunto da intermediario in modo empatico.

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